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HÔJÔ
Nell'a.a. 2007/2008 il corso è sospeso.
E' possibile accedere al corso "Hôjô"
dopo almeno un anno di frequenza assidua al corso regolare
di aikidô.
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Hôjô
(espressione giapponese che può essere volta in italiano
con esercizio rigorosamente codificato) è da
sempre parte essenziale del programma di allenamento dell'antica
e famosa scuola di spada nota col nome di Jikishinkage.
Quella dello Hôjô è una pratica
centrata su sequenze di colpi (kata) scambiati con
una pesante spada di legno tra un praticante che opera come
chi è dotato di notevole esperienza marziale, e detto
perciò padre (uchidachi), ed uno che agisce
con giovanile irruenza e per questo chiamato figlio (shidachi).
Durante l'incontro/scontro, molto formalizzato in ogni suo
aspetto, padre e figlio si muovono seguendo linee d'attacco
o di difesa estremamente semplici e per lo più rette,
mantenendo perfettamente paralleli e ben aderenti al suolo
i piedi (e dunque in condizioni di non facile equilibrio e
stabilità), accompagnando gli spostamenti o con fendenti
che si abbattono lungo traiettorie verticali oppure oblique
o con aggressive minacce portate con la punta della spada
al volto dell'avversario.
I decisi tagli operati
dalla spada e gli energici spostamenti eseguiti dal corpo
presentano le caratteristiche di essenzialità ed asprezza
che ci si attende da una antica disciplina marziale. Questa
assenza di ogni pur minimo gesto non strettamente necessario
favorisce una intensa concentrazione mentale che deve rimanere
salda ed irremovibile all'interno di un'attività respiratoria
altamente ricercata, priva di naturalezza. Il respiro -lentissimo
o molto veloce ma pur sempre calmo e profondo- è strettamente
vincolato agli spostamenti del corpo, mentre i colpi di spada
-eleganti anche se minacciosi- sono sottolineati da grida
esplosive (kiai). Esistono quattro ritmi, tra loro
molto diversi, che scandiscono l'esecuzione delle quattro
sequenze di colpi presenti nello Hôjô,
e che vengono chiamati con i nomi delle stagioni (primavera,
estate, autunno, inverno).
Il ritmo fisico del
respiro richiede sempre e per tutti uno sforzo molto impegnativo,
e finisce con l'essere il veicolo di un ritmo mentale in grado
di spostare la coscienza del praticante verso strati sempre
più profondi della corporeità: in tal modo si
acquisisce pazienza e sopportazione verso le condizioni psicofisiche
più estreme e ci si prepara a non provare ombra d'ostilità
e tanto meno di paura nei riguardi di un oppositore minaccioso
che ci fronteggi.
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